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AMARCORD

A volte la salute ti dice no! Fermati e rimani ai box, in attesa di tempi sicuramente migliori, io non so' se questi tempi arriveranno e quando arriveranno, so' solo che ogni giorno che passa spero, ma come cantava Piero Pelù dei Litfiba (roba da vecchi) “chi visse sperando morì cagando”.

Speriamo che non sia il mio caso, ma comunque andiamo avanti e ci proiettiamo ai play off di pallavolo femminile , uno sport per nobili, giovani, e vecchi e vecchi che se ne fottono delle geometrie di gioco, tanto sono interessati dalle geometriche curve disegnate da madre natura e raccolte sotto una maglietta e una culotta , anch'essa ben studiata, tanto studiata che gli sponsor hanno pensato bene di metterci il loro marchio, così sicuro tutti la vedono.

Ma perché, vi chiederete voi, la pallavolo sta' invadendo prepotentemente questo spazio narrativo, non basta il tempo che le dedico sul sito, spesso privilegiandola agli aggiornamenti di altri contenuti come il basket ? Perché sono un contestatore e vado contro ogni logica umana, anzi pesarese, che vede la pallacanestro sopra ogni altra cosa, prima del testo di lasagne della nonna, della mamma, della morosa, del conto in banca, ecc…Ebbene ho fatto questa divagazione sul tema solo perché, grazie al volley , è stato riaperto il vecchio Palazzetto dello sport , e con esso anche il cassetto dei ricordi , i ricordi di noi trentratrenni suonati che hanno nella testa il loro spaccato di vita pesarese .

Io, prima, non vivevo spesso qui, però anche da piccolo per ogni festa comandata, e il periodo di Natale, Pasqua, ponti vari ed i 3 mesi estivi , correvo, o meglio prima dell'avvento della macchina, rantolavo su quei vecchi treni, pieni e puzzolenti e dal capoluogo emiliano, con la classica ora di ritardo sulla tabella di marcia, arrivavo in stazione, non prima di essermi illuso di essere già arrivato, perché dall'altezza di Gabicce in avanti, sono tutti cartelli con su scritto Pesaro .

Ma il vecchio Palas mi ricorda momenti scolpiti e ben precisi, quando con Carletto e gli altri del Piazzale ci si trovava in Piazzetta , di fisso alle 15 p.m., si fumavano un paio di sigarette in attesa delle pupe che, come al solito non si presentavano prima delle 16, ci si prendeva per il culo sulle nostre fedi calcistiche, si smezzava un birretta e poi si partiva per vascare in centro, altro che Magnin i, noi i sabati pomeriggio e le domeniche ci lasciavamo le suole delle scarpe sul vecchio e affascinante selciato nell'allora vivo centro storico.

Via Branca era gettonatissima , mi ricorderò sempre quando Carletto aveva comprato un libro sul Kamasutra e lo commentava ad alta voce, mentre nell'appicicaticcio generale avanzavamo per la strada; rivedo ancora la faccia di due tipine troppo trendy che sicuramente ci avevano preso per tamarri malati di sesso . Mi ricordo che quando era molto freddo ci rifugiavamo nella mitica Standa , di fronte a Foto Nuova , che aveva tre piani e uno dedicato alla cancelleria e ai giochi, di fisso rimanevamo imbottigliati li dentro per ore, c'era Luca che invece rimaneva giù nel reparto cancelleria e fotteva di tutto, gomme, penne, quaderni; lui era veramente un ladro in erba, infatti da grande lo hanno arrestato per una rapina al supermarket di Soria .

Così fra un furto ed un acquisto, specie quando poi nella via che portava al teatro Pedrotti , sotto Natale, quando c'erano le bancarelle dei frikettoni, abbiamo davvero fatto fuori di tutto, come un porco che s'ingozza e alla fine ribalta anche il bregno; andavamo in una quindicina alla Testa del Re , che un tempo sì era una vera pizzeria e un super pub, pizza rossini con qualche aggiunta strana, giraffe di birra, e in tele programmi musicali come Mtv , anche perché all'epoca non c'era ancora Sky nè il digitale terrestre, e il calcio giocava solo la domenica e al massimo la goduria più grande era cuccarsi la domenica sportiva, o il 90esimo, anche perché all'epoca poi tutti questi minuti di recupero non li davano mica, erano un po' più fiscali ed il calcio era un altro calcio, non per farvi due coglioni grandi come una casa con la nostalgia, ma un tempo c'erano signori bomber e signori fantasisti che potevano davvero vantarsi di portare il numero dieci e basta, perché ancora non c'erano i nomi sulla maglietta da gioco.

Dopo la pizzata in compagnia non rimaneva tanto tempo, quel poco che ci restava lo passavamo in Piazzale Primo Maggio , che era ovale con una cabina al centro e 2 panchine, le macchine potevano girarci attorno, era buffo, o forse è buffo ora ripensare come diavolo era diverso.

Arrivava anche la domenica, quando la Scavo giocava fuori, con la corriera andavamo in esodo massiccio al Colosseo a Montecchio , e c'era la classica e squallidissima discoteca pomeridiana che però a noi a dire il vero ci prendeva anche bene, perché alla fine l'ambiente, volete o nolente, si scaldava sempre con qualche rissetta a fine pomeriggio, mi ricordo che quelli dei Licei e la compagnia di Piazza Redi erano abbastanza attive in questo senso.

Quando invece giocava la Scavo in casa, solitamente verso le 18, prima molti prendevano d'assalto la pizzeria da Dino , che secondo me ancora oggi fa' la pizza al taglio più buona di Pesaro , e poi si scendeva verso il palazzetto noi invece sostavamo davanti al Chocco Bar , sempre in Piazzale , tutti agghindati rigorosamente di biancorosso , e gente come Paolo e Guido , già molto attivi come Inferno Bianco Rosso , portavano il bandierone …era il periodo dei baschi alla guappo , e mezz'ora prima eravamo tutti dentro al mausoleo a prendere posto. Io sinceramente non avevo l'abbonamento fisso e solitamente riuscivo ad infilarmi in gradinata alta, e a ogni canestro dei biancorossi il palazzo mi ricordo che esplodeva proprio, erano i tempi di Magnifico, Zampolini e Costa , erano i tempi che contavamo davvero e tutti avevano paura di venire a giocare a Pesaro , anche perché gli avversari venivano quasi sempre aggrediti dal nostro pubblico, in particolare gli arbitri, quando sbagliavano più di una fischiata, si prendevano una caterva di insulti e spesso anche sputi. Mi ricorderò sempre che in una partita alle soglie del Natale , dopo una feroce contestazione per un doppio non fischiato in campo, volò anche anche un doposci.

Storie di altri tempi, storie che vivono solo nella memoria di chi c'era, storie che sicuramente non si ripeteranno più, con la stessa intensità e con lo stesso spirito, storie di un infanzia ruvida ma genuina, storie che non ti narrano di locali fighetti come il Macis o il Cozza Amara , ma di altri dove il vino era simile all'olio dei motori, ma di storie di ginocchia sbucciate, di paghette spese in un paio di ore ai videogiochi, storie che, però, come ho appena fatto io, si possono riaccendere nella memoria di chi le ha vissute e che comunque si possono sempre tramandare.

Danilo Billi

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